Giuseppe Gigliozzi: la fondazione dell'informatica applicata al testo letterario

13 nov 2021

Il 28 ottobre 2021 sono trascorsi venti anni dalla prematura scomparsa di Giuseppe Gigliozzi. Per rendere omaggio alla sua figura intellettuale, la Redazione di Testo e Senso ha deciso in primo luogo di rimettere in evidenza il numero cinque della rivista: Giuseppe Gigliozzi: la fondazione dell’informatica applicata al testo letterario, pubblicato in suo onore e memoria il 22 novembre del 2002. Il numero speciale raccoglieva articoli e scritti di suoi colleghi, allievi e collaboratori. Inoltre, e soprattutto, ha deciso di dedicare alla sua figura un Dossier che sarà pubblicato nel numero del 2022, quando alcuni di quei collaboratori e colleghi torneranno a riflettere sul suo lascito intellettuale, per dimostrarne ancora una volta la profondità e l’attualità. Quello che segue è il ricordo personale di Fabio Ciotti.

La Redazione

Nel ventennale di Giuseppe Gigliozzi, maestro

Conobbi Giuseppe nel 1991, quando gli chiesi se avesse voluto farmi da relatore per la mia tesi in Letteratura Contemporanea. In realtà ambivo a fare una tesi di Teoria e per questo mi rivolsi a qual giovane ricercatore che era tra i pochi a interessarsi seriamente di questioni teoriche. Ma Giuseppe rilanciò subito: perché non proviamo a fare qualcosa che preveda l’uso del computer e dei metodi informatici per la critica letteraria? E fu così che mi misi a dissezionare Il Turno di Pirandello e a imparare a programmare in DBXL…

 Di questo campo di studi Giuseppe era stato uno dei pionieri sin dagli anni Ottanta, quando faceva parte del gruppo di studiosi di Informatica Umanistica che si riunirono intorno a Tito Orlandi. Pochi anni dopo, insieme a me e ad alcuni altri giovani amici e collaboratori, fondò il CRILet, Centro Ricerche Informatica e Letteratura. Quando iniziammo sotto la sua guida questa avventura, di Internet, multimedialità e rivoluzione digitale in Italia non parlava ancora nessuno. Occuparsi di computer e letteratura era un vero atto di coraggio intellettuale. E questo coraggio era una delle caratteristiche di Giuseppe. Un coraggio che lo ha sostenuto per tutti i lunghi anni in cui il suo lavoro di studioso non è stato sufficiente a fargli ottenere quel riconoscimento accademico che meritava.

Ma il coraggio intellettuale di Giuseppe era intimamente legato alla sua intelligenza e alla profonda riflessione sul senso delle ricerche a cui ha dedicato la sua vita. Era convinto che l’incontro tra il mondo dei saperi umanistici e le tecnologie avrebbe cambiato il modo e i metodi con cui entrambe le discipline trattano i loro oggetti di studio. Quando il testo e il computer si incontrano nasce qualcosa di nuovo. Su questo cambiamento Giuseppe ha riflettuto e ha sempre chiamato a riflettere i suoi allievi. Credo che oggi nessuno possa negare quanto questa sua convinzione rispondesse a verità. Nel perseguire questa linea di ricerca, tuttavia, ha sempre mantenuto una onestà intellettuale e un rigore scientifico altissimi. Non ha mai ceduto al semplicismo o alla moda culturale come molti che negli anni successivi sono saltati sul carro del ‘digitale’. Questo rigore scientifico si trova in tutti i suoi scritti e in tutti i progetti di ricerca cui diede il suo enorme contributo. E soprattutto si ritrova nell’insegnamento e nei consigli che dava a noi suoi allievi giorno per giorno e che hanno profondamente informato le nostre ricerche e le nostre vicende intellettuali successive.

Fabio Ciotti