Il corpo in scritture migranti

Clotilde Barbarulli

Abstract


L'esperienza del mondo si svolge in un flusso complesso tra esterno ed interno, nell' intersecare l'ambiente circostante ed il contesto sociopolitico  con la mappa del proprio paesaggio interiore, e la letteratura può illuminare le soggettività resistenti nell'odierna ingiustizia globalizzata. Così i corpi popolano le pagine delle scrittrici migranti, fra lingue e culture: corpi feriti, violentati, prostituiti, ma anche corpi desideranti, mossi da progetti di vita e di speranza, transazioni fra corpo e mondo. Un piccolo viaggio fra alcune storie narrate da  Ubah Cristina Ali Farah,  Fatou Diome,  Marie NDiaye,  Dubravka Ugrešić ed altre,  che  non solo offrono testi poeticamente e linguisticamente importanti, ma  pongono interrogativi politicamente urgenti sull'oggi.  È un mescolamento di codici che passa, interrogandoci, sul nostro corpo, il corpo del pianeta e quello del linguaggio, tratteggiando un percorso obliquo, mobile, articolato non su criteri di inclusione/esclusione, ma sulla fatica e sul piacere dell'incontro e dell'ascolto per leggere altrimenti. La scrittura diventa così spazio di racconto e di costruzione di soggettività in una complessa tessitura di relazioni, luogo di riconfigurazioni, fra conflitti e tensioni, desideri e utopie.

parole-chiave: testo e mondo, corporeità, conflitti, utopie, violenza politica, resistenza, soggettività

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Our experience of the world develops through a complex flux linking external and internal levels of perception, where our environment and socio-political contexts intersect the map of our inner landscapes.   Literature can cast light on subjects resisting globalized daily injustices.  Thus, bodies  crowd the stories of female writers migrating among languages and cultures: bodies wounded,  raped, outraged, prostituted, yet at the same time filled with hopeful yearnings  and  life projects involving transactions between their bodies and the world. Stories by Ubah Cristina Ali Farah,  Fatou Diome,  Igiaba Scego,  Dubravka Ugresic and others  are  politically and linguistically relevant texts that ask urgent political questions of the present. Their mixing of codes flows through our bodies, through the body of the planet and the body of language, tracing a slanted mobile path which is  based not on parameters of inclusion/exclusion  but on the pleasurable labor of meeting and listening "otherwise". Writing thus becomes the space where subjectivities are constructed within a complex texture of relations; it becomes a  place of re-configuration right in the middle of conflicts and tensions, desires and utopias.

Key words: the text and the world, embodiment, conflicts, utopias,  political violence, resistance, subjects, subjectivities


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