In memoria del poeta Claude Vigée

Claude Cazalé Bérard

Abstract


Il 2 ottobre, nella vigilia di Sukkot, festa ebraica che ricorda la fragilità della nostra dimora terrena, è mancato Claude Vigée, il grande poeta francese, ebreo alsaziano, che Testo e Senso ha avuto l’onore di ospitare nella sue pagine, alcuni anni fa, in quanto poeta, saggista e traduttore, nell’occasione di una tavola rotonda dedicata a Traduzione ed Etica1. Per lui, infatti, la parola poetica è stata sempre integralmente “poéthique” (poetica ed etica insieme): l’etica contro il nichilismo, e contro i dogmi del pensiero unico, contro la disgregazione, la disintegrazione, la distruzione dell’umano nell’uomo, contro il ritorno dei mostri e della barbarie; una lezione di vita, la sua, una lotta per la vita, in nome della vita, secondo l’imperativo della Scrittura: «Io ho posto davanti a voi la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli la vita, onde viviate tu e la tua discendenza» (Deuteronomio, 30 v. 19).


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