La vendetta come sfida. Variazioni nella drammaturgia di Andreev

Aurora Egidio

Abstract


Leonid Andreev è stato una delle voci più originali e controverse della Russia di inizio Novecento. Narratore, drammaturgo e pubblicista, attivo fino alla Rivoluzione, attraversa stili e tendenze, entusiasmi e tracolli sociali, politici e culturali, con piglio autonomo, a volte solitario, sfuggendo ad una univoca e stabile connotazione. Al suo esordio gravita intorno al circolo degli autori realisti di tendenza democratica che si riunisce in casa dello scrittore Telešov nei “mercoledì” letterari, insieme a personalità come i fratelli Bunin, Kuprin e Gorkij (Giuliani, 1977: 10-11). E proprio Gorkij nel 1901 pubblica a Pietroburgo con la sua casa editrice Znanie il primo volume di racconti andreeviani, decretandone il successo e la rapida diffusione (Ivi: 14).
Ma già nel 1903 Andreev partecipa attivamente all’intensa vita culturale dell’intelligencija pietroburghese, volutamente sempre più distante dalle problematiche sociali, e più devota a temi filosofici, mistici ed esoterici. Sono gli anni in cui si legge e si rappresenta Maeterlinck, il poeta belga che riecheggia nelle prime opere di Vjačeslav Ivanov, Andrej Belyj e Aleksandr Blok, mentre si staglia una fitta produzione di riviste ed almanacchi di ambito simbolista, fra cui spicca per raffinatezza Mir Iskusstva. Andreev si immerge in quella temperie spirituale, diventa egli stesso redattore dell’almanacco della casa editrice Šipovnik, con cui pubblica nel 1907 il dramma La vita dell’uomo, toccando l’apice della sua fortuna (Ivi: 27-29).

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