La vendetta. Un motivo non raciniano

Francesco Fiorentino

Abstract


Come ha dimostrato Elliott Forsyth (1994: 251-349), la fortuna della vendetta contrassegna la stagione barocca del teatro francese. Il carattere del personaggio vendicatore vi risultava per lo più conforme al modello tratteggiato da Aristotele nella Retorica, (II,1378°, 30-31). In tragedie come Charite di Poullet (1595) o Solyman II di Thillois (1617), il vendicatore, mosso da una collera dettata per lo più dalla gelosia, compie azioni funeste, rappresentate in scene truculente. Nella maggior parte dei casi – come in Meleagre di Bousy (1582), in Rosemonde, ou la Vengeance di Chrestien des Croix (1603), in Timoclée ou la Juste Vengeance di Hardy (1615) – la vendetta rappresenta invece un’azione riparatrice dell’onore, potendosi così definire una giusta punizione di chi ha offeso, del reo.

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