Vendetta e responsabilità individuale nella letteratura biblica

Piero Capelli

Abstract


L’attuazione della giustizia mediante la vendetta come caratteristica delle società tribali è presente nella Bibbia ebraica in una quantità di attestazioni, che costituiscono la tarda memoria letteraria della fase clanico-seminomadica nell’evoluzione della società israelitica antica. Secondo l’antropologia sociale, vendetta significa diritto di richiedere compensazione per un’aggressione o un danno non al solo individuo che lo ha commesso ma a uno o più membri del gruppo a cui tale individuo appartiene. La cosiddetta legge biblica del taglione era una norma garantista tesa a limitare che le compensazioni richieste eccedessero i danni arrecati, e il diritto-dovere alla vendetta di sangue viene letterariamente fatto annullare per comando di Dio stesso fin dal primo caso di omicidio («Nessuno tocchi Caino!»). L’affermazione graduale del principio di responsabilità individuale è documentata principalmente nei testi profetici e va di pari passo con l’emergere nell’antico Israele di istituzioni statali e delle relative magistrature (Caino stesso è, nella narrazione del Genesi, il fondatore della prima città). Ma gli episodi evangelici del cieco nato in Giovanni e del processo a Gesù in Matteo mostrano la lunga durata della coesistenza tra l’idea di responsabilità clanica (e diritto-dovere alla vendetta) e quella di responsabilità individuale (e avocazione dell’uso legittimo della forza a organismi statuali). In questo senso, il mito e la letteratura ebraici antici (Antico e Nuovo Testamento) testimoniano della stessa evoluzione sociale attestata nel mito e nella letteratura ellenici (Orestea, Antigone).

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