Dalla gabbia tipografica allo spazio dello scrivere. Il “corpus elettrico” di Emily Dickinson

Paola Castellucci

Abstract


Postumo, pesantemente modificato dai curatori, spesso frainteso da lettori e critici, il corpus testuale di Emily Dickinson ha ora una nuova opportunità di rinascita. La versione elettronica di ogni tipo di documento da lei scritto (quasi 2000 poesie, ma anche lettere e perfino un erbario) verrebbero a costituire un’unica entità: un ipertesto, uno spazio multimediale, una performance. La versione elettronica consentirebbe la ricostruzione dell’edizione filologica autentica; e, cosa ancor più interessante, Dickinson verrebbe certo riconosciuta da artisti futuri (e non solo poeti e scrittori) come modello per nuove narrazioni digitali: ben oltre la sola dimensione testuale.

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