Flaiano sceneggiatore ai tempi del “Diario notturno”

Fabrizio Natalini

Abstract


Il saggio analizza l’attività di sceneggiatore cinematografico di Ennio Flaiano, nel periodo che va 1943 al 1956, anno della pubblicazione del Diario notturno da parte della Bompiani. Il periodo, molto importante nella vita dello scrittore, va dalla morte del padre Cetteo alla fine del 1955, quando, alla ricerca delle proprie radici, si reca a Brescia per cercare la famiglia che lo aveva tenuto a balia all’età di dieci anni. Ma è anche un momento decisamente interessante per Flaiano uomo di cinema. In quegli anni, infatti, dal 1943 al 1956, lo scrittore partecipa alla stesura delle sceneggiature di circa quaranta film, fra cui Roma città libera (1948), con la regia di Marcello Pagliero, con cui vince il Nastro d’argento per il miglior soggetto cinematografico; Lo sceicco bianco (1952), primo effettivo esordio nella regia di Federico Fellini; I Vitelloni, che si rivela un clamoroso successo di pubblico e di critica e vince il Leone d’Argento alla Mostra del cinema di Venezia del 1953; poi l’abruzzese firma, in maniera apocrifa, Vacanze romane (1954) di William Wyler, il primo grande ritratto americano della Capitale nel Dopoguerra, quindi l’episodio Scena all’aperto in Tempi nostri (1954) di Alessandro Blasetti, tratto da un breve racconto di Marino Moretti, nonché Il segno di Venere (1955), diretto da un giovane Dino Risi per la Titanus.

E molti altri sono i copioni a cui ha contribuito questo scrittore “prestato” al cinema, che, negli anni successivi, parteciperà alla stesura di alcuni capolavori della nostra cultura, come La dolce vita (1960) e 8½ (1963) di Federico Fellini e La notte (1961) di Michelangelo Antonioni.


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Flaiano, cinema

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