Beckett tra scrittura e (auto)traduzione

Rossana Sebellin

Abstract


Il presente intervento si propone di fare il punto sugli aspetti teorici e sugli studi su Samuel Beckett autotraduttore. Dopo una breve panoramica sull’attività di traduttore che Beckett intraprese soprattutto in anni giovanili, verranno messe a confronto le modalità autotraduttive delle diverse fasi della lunga carriera dell’autore, individuandone le caratteristiche peculiari: traduzione “delayed”, successiva e concomitante (Grutman 2013).

Si tenterà infine di definire quale sia il punto di svolta che porterà l’autore alla consapevolezza di dover tradurre nella sua altra lingua tutto ciò che scrive, e come questo abbia influenzato la sua poetica alla luce di un bilinguismo che si configura non come doppia appartenenza, ma come doppia estraneità. Si cercherà infine di definire secondo quali gerarchie di autorevolezza questi testi vengano percepiti dall’autore.

 

This paper investigates Samuel Beckett as self-translator from a theoretical and a historical-critical point of view. After a brief overview of Beckett’s activity as a translator of others, the essay concentrates on the different attitudes towards self-translation in Beckett’s long literary career: from delayed, to successive and to simultaneous translations (Grutman 2013).

This work explores the turning point when Beckett becomes aware of his self-translating activity in order to establish how this awareness influenced the author’s poetics, especially in the light of his bilingualism intended as a double estrangement instead of a double belonging. And finally the paper deals with the idea Beckett had of his texts: is there a hierarchy of authority between originals and translations?


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