Jhumpa Lahiri and Amara Lakhous: Resisting Self-Translation in Rome

Rainier Grutman

Abstract


This paper seeks to address and analyze forms of resistance to self-translation, mainly as exhibited by two contemporary writers who have chosen to publish in Italian. Italian is the Algerian-born Berber Amara Lakhous’ fourth language and the London-born Bengali Jhumpa Lahiri’s third language. Beyond the fact that both have a connection to Rome and that both are (im)migrant writers (albeit not in the same literary field, Lahari being an American writer who lived in Rome and Lakhous an Italian citizen living in New York), they display quite divergent attitudes toward language, translation and self-translation. These attitudes are discursive “stances” or “position-takings” (Bourdieu: prises de position) that should not be taken at face-value but deconstructed on their own terms.

 

Questo lavoro ha lo scopo di indagare forme di resistenza all’autotraduzione esibite da due scrittori contemporanei che hanno deciso di pubblicare in italiano. L’italiano è la quarta lingua per l’autore berbero di origine algerina Amara Lakhous, e la terza lingua per l’autrice londinese di origine bengalese Jhumpa Lahiri. Oltre al fatto di avere entrambi un legame con la citta di Roma, e di essere entrambi scrittori migranti (benché non nello stesso ambito letterario, dato che Lahiri è una scrittrice americana vissuta a Roma, mentre Lakhous è un cittadino italiano che vive a New York) i due autori mostano atteggiamenti piuttosto divergenti nei confronti della lingua, della traduzione e dell’autotraduzione. Questi atteggiamenti si producono in “posizioni” o meglio “prese di posizione” (Bourdieu: prises de position) che non vanno prese alla lettera ma decostruite nei loro stessi termini.


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