Giuseppe Lupo, L’albero di stanze, Venezia, Marsilio Editore, 2015

Claude Cazalé Bérard

Abstract


La sfida che si propone di affrontare l’autore di questo originalissimo romanzo è, per usare le sue stesse parole, “babelica”... Il percorso tutto in salita e in crescendo che il narratore, medico e sordo (“guaritore di ossa”, che comprende “il silenzio dei mali e la voce dei muri”), di nome Babele Bensalem, invita a seguire conduce, tappa dopo tappa, stanza dopo stanza di quella casa-prodigio - la “casa verticale”, cresciuta al ritmo delle nascite (l’albero di stanze) - dalla “confusione delle lingue”, dal linguaggio quasi indecifrabile dei muri, del labirinto dei corridoi, del mistero degli oggetti, dell’enigmaticità dei mestieri, in realtà dall’ignoranza di sé e del proprio destino, ad una sorta di pentecoste, in cui i suoni e la comprensione dei linguaggi più strani e rari sono resi a colui che con l’udito aveva perso tutto, dunque sé stesso, ed era fuggito via...

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