«In Time of Need». A conversation about poetry, resistance & exile

Claude Cazalé Bérard

Abstract


L’incontro e l’intenso colloquio tra Reiner Kunze e Mireille Gansel vertono sulla
questione della responsabilità etica del poeta nei «tempi di sciagura» quindi
sull’impegno del traduttore – e nell’occorrenza sul «caso Huchel» esaminato a partire
dai concetti di poetica, di resistenza e di esilio. Il colloquio, svoltosi in due giorni, il
24 e il 25 marzo del 2004, nella casa di Reiner Kunze, in Baviera, prende spunto
dall’interrogazione rivolta da Gansel a Kunze, sulla differenza di comportamento,
rispetto alla dittatura nazista, tra gli scrittori francesi (per la maggior parte una
partecipazione alla resistenza espressa nell’opera letteraria e nell’azione partigiana) e
gli scrittori tedeschi tra i quali non sembra ci sia stata la stessa forma di resistenza: un
problema che si riallaccia per Gansel alla scoperta del fatto che Peter Huchel
intervenne pubblicamente nella vita culturale del Terzo Reich, in particolare nella
rivista Das innere Reich (il cui primo numero accolse un discorso di Goebbels) e con
produzioni radiofoniche. Infatti, Peter Huchel (Berlino 1903 – Friburgo 1981), pur a
lungo un inner emigrant (un emigrante dell’interno), non lasciò la Germania nazista,
continuando a scrivere e a pubblicare. Nel dopoguerra, nella Germania orientale,
assunse cariche culturalmente importanti soprattutto quale fondatore e direttore della
famosa rivista Sinn und Form, dal 1949 fino alla sua destituzione per deviazionismo
nel 1962, che lo costrinse ad emigrare nella Germania occidentale, nel 1971. Si
trasferì a Roma in quello stesso anno, poi a Haufen in Brisgovia. Huchel ha lasciato
un’opera poetica notevole marcata dalla ricerca della bellezza in un mondo sconvolto
dalla tragedia della guerra, dagli scompensi e frustrazioni della ricostruzione: nel
1948 Gedichte; nel 1963, solo nella Repubblica Federale di Germania, Chausseen,
Chausseen; nel 1962 Traum im Tellereisen; nel 1972 Gezälte Tage; nel 1973
Ausgewählte Gedichte e nel 1977, Die neune Stunde. Rainer Kunze (1933), che
nacque in Sassonia e studiò giornalismo e filosofia all’università di Lipsia, dovette
interrompere la carriera accademica per motivi politici; lavorò in ufficina prima di
tornare a dedicarsi interamente alla scrittura, nel 1962; escluso dalla l’Associazione
degli scrittori e sorvegliato dalla Sicurezza della DDR, preferì emigrare nel 1977: fu
insignito, nello stesso anno, del premio Georg Büchner e successivamente del premio
Friedrich Hölderlin. Ora, vive a Passau, in Baviera.
La sua opera, profondamente marcata dall’influenza di Brecht e di Huchel, esalta
i valori di giustizia, di fraternità e di libertà intellettuale e creativa. Ha pubblicato nel
1969, Sensible Wege; nel 1972, Zimmerlautstärte; nel 1976 Die wunderbaren Jahre;
nel 1998, Ein tag auf dieser erde. La raccolta delle sue poesie è stata pubblicata nel
2001, con il titolo Gedichte. Ha pubblicato inoltre saggi, libri per bambini, traduzioni
in particolare di poeti Cechi. Appunto la scrittura poetica, la traduzione di poeti, la
riflessione sul complesso e difficile rapporto tra etica e poetica accomuna Rainer
Kunze e Mireille Gansel, che lo traduce in francese, condividendo con lui
l’ammirazione e l’amicizia di tanti anni per Huchel. Il grande interesse del colloquio
sta appunto nel tentativo di collocare storicamente il destino di poeti e intellettuali
confrontati con tempi di “barbarie”, e di valutare le “chances” della poesia di
contrastare e addirittura sconfiggere i tentativi di manipolare o ammutolire l’arte e la
letteratura, di annichilire la libertà individuale e la responsabilità etica, costringendo i
protagonisti della lotta antifascista e i testimoni della sciagura ad una emigrazione
interna o esterna, quando non fossero condannati ad una mostruosa eliminazione. La
fedeltà di Huchel ad una poetica esigente, rigorosamente fondata sulla ricerca delle
bellezza e del mistero insito nella natura, poté quindi favorire una lettura allegorica
della realtà capace di contrapporsi ai dettami della propaganda e dell’estetica
ufficiale, aprendo spazi di riflessione, di resistenza e di libertà. Huchel che manifestò
un senso di dolorosa impotenza nei confronti della tragedia della Shoah, pubblicò
nell’immediato dopoguerra su «Sinn und Form» poesie di Gertrud Kolmar, Paul
Celan, Nelly Sachs. Per Kunze, non c’è dubbio, la poesia ha una funzione
antitotalitaria, che si esplica nella misura in cui la creatività, l’invenzione poetica
introducono nel discorso una polisemia, una ambiguità, una incertezza interpretativa
incompatibili con il pensiero unico e il monolinguismo autoritario dei regimi
dittatoriali; la poesia non commette violenza, non distrugge, non uccide: umana,
umile, fragile (come comuni oggetti di argilla) così
come viene praticata dai poeti
cechi tradotti da Kunze – essa si mette in ascolto dei più vulnerabili, delle vittime, dei
diseredati, lungi da ogni forma di arroganza e di sopraffazione.
Claude Cazalé Bérard


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