Ipocrisia: il valore del XX secolo studio sullo sviluppo dell’ipocrisia in «Menahem-Mendl il sognatore» e «La coscienza di Zeno»

Roberto Inversa

Abstract


Michel Foucault, nella sua trilogia su «la Storia della Sessualità», e nel terzo volume in particolar
modo1, spiega certe dinamiche sociali, nelle loro cause e nei loro effetti, presso Romani e Greci,
facendo capo al tabù dell’amore omosessuale e spesso a quello del sesso in generale. Persegue tale
obiettivo costruendo l’archeologia (per usare un termine suo) di un discorso che potremmo
concettualizzare nella formula di vergogna sociale: il termine vergogna è in questo caso
comparabile, etimologicamente, a quello di pudore, se solo si pensa al senso che la parola
verecundia aveva nella Roma antica. Infatti la vergogna non è che il sentimento suscitato
nell’individuo dall’idea che la comunità può avere (e che il più delle volte ha) su lui stesso;
sentimento che, a sua volta, genera pudore. Quest’ultimo deve preservare in un certo senso l’onore
dell’individuo, la sua rispettabilità, e dunque il suo valore sociale.


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