Il testo nell'età digitale: alcuni nodi teorici

Fabiano Mari

Abstract


La misura delle novità che l’informatica umanistica ha teorizzato e sperimentato in un ambito – quello delle scienze umane – già saldamente strutturato, attraverso l’integrazione di nuove tecniche, permetterebbe di immaginare questo processo come una porta che sia stata aperta per lasciar entrare qualcosa che prima era al di fuori. Se una rappresentazione simile è da rifiutare – la ricostruzione storica di Teresa Numerico1 è istruttiva per quanto riguarda il contributo «operativo» degli umanisti alla nascita di un legame tra scienze umane e informatica – più complesso appare il discorso sulle conseguenze che, a livello teorico, l’informatica umanistica ha portato con sé al momento della sua comparsa.

Le tecnologie digitali, “prima ancora che una potente tecnologia”, costituiscono un’“epistemologia capace di riorganizzare complessivamente il sapere umano”2, trasformando, di conseguenza, ogni ambito del dibattito culturale. La ridiscussione del concetto di testo, considerato soprattutto nella prospettiva degli studi letterari, può valere da esempio della necessità di osservare criticamente il cambio di paradigma. Si è ritenuto utile partire dalla constatazione di una frequenza particolare di citazioni – aventi per tema proprio il «testo» – in alcuni contributi critici di informatica umanistica. Su questa insistenza è parso opportuno indagare, per comprendere in quale luogo di dibattito si possano collocare due scelte teoriche diverse, una in maggiore e l’altra in minore continuità con il passato gutemberghiano delle scienze testuali. 


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