Tra contemplazione e distruzione. L’atelier di Joan Miró

Elisabetta Orsini

Abstract


Per gran parte della sua vita Joan Miró non ha posseduto un suo spazio personale di lavoro, ma ha condiviso degli studi con altri artisti. A Parigi ha diviso lo studio con lo scultore Pablo Gargallo, in rue Blomet. 

Utilizzando gli studi dei suoi ospiti (spesso collaboratori alla sua opera grafica e scultorea) Miró non cessava di desiderare un grande studio tutto per sé, centro di irradiazione di tutta la sua ricerca artistica: «Sogno un grande studio [...] è la realizzazione di tutti i miei sogni».

Il suo desiderio si avverò soltanto nel 1956, quando l’artista aveva l’età di 63 anni. Comprò un podere nei pressi di Palma di Maiorca, a Son Abrines, e vi fece costruire uno studio che rispecchiava completamente le sue esigenze di solitudine e di grande spazialità. 

A Son Abrines Miró potè finalmente lavorare sui grandi formati e dilatare le tele, senza più conformarsi alle dimensioni ridotte degli spazi in cui aveva lavorato in passato. Ebbe dunque inizio una grande fase di ripensamento della sua opera precedente, un processo di revisione, che la nuova condizione di contemplazione delle sue opere, rendeva finalmente possibile. Le sue tele erano tutte esposte sotto i suoi occhi: «Ciò che mi interessa, per usare un’espressione che va di moda, è la rivoluzione permanente... una revisione di tutto. Ogni giorno rimetto in discussione la mia intera opera».


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